6. Ruolo neutro delle liste o voto individuale autosufficiente

L’illusione della neutralità delle liste e l’ambivalenza del voto individuale

La teoria delle tre variabili sistemiche ignora il criterio dell’oggetto del voto e tratta la lista come un fattore secondario di rilevanza solo tecnica, assorbibile in una ballot structure e/o in una formula più complesse. La contrapposizione tradizionale fra maggioritario e proporzionale è illustrata dal modello della linea continua, il quale, per rimanere valido, deve ignorare la possibilità di un voto individuale organizzato con regole specifiche ma senza liste. Il nostro obiettivo è mostrare perché la scelta delle interpretazioni tradizionali di ignorare o sminuire il ruolo sistemico cruciale giocato dall’aggiunta della lista non è sostenibile.
A prima vista la scelta di vedere nell’utilizzo di liste obbligatorie solo uno strumento tecnico per assegnare i seggi secondo una logica diversa può pure sembrare difendibile perché, nonostante il voto passi obbligatoriamente attraverso liste, si eleggono in definitiva comunque singoli individui; il metodo della collettivizzazione (pooling) dei voti raccolti dai candidati della stessa lista può effettivamente essere ridotto tecnicamente a una formula più complessa di trasformazione dei voti in seggi.

Il metodo che prevede due voti, uno di lista e l’altro di preferenza, potrebbe sembrare addirittura più perfetto e più completo perché permette di compiere esplicitamente una doppia scelta , anche quella più importante dello schieramento, essenziale per la formazione della maggioranza e del governo, mentre con i metodi di voto individuale il risultato in termini di schieramenti, conseguenza della scelta dei candidati (e della posizione assunta dagli eletti), rimane sempre più o meno casuale, quindi meno influenzabile dall’elettore.
L’argomento sembra ancora più convincente, se si considera che con qualsiasi sistema di voto la scelta elettorale è di fatto motivata più da considerazioni di schieramento e dall’appartenenza partitica dei candidati, che non dalla loro capacità o credibilità personali; l’elettore, votando per un candidato, vota giustamente anche in previsione di una maggioranza e di un programma di governo. Con questi presupposti, che cosa di più naturale e logico che preconizzare direttamente il voto per il partito?

Il ragionamento sembra convincente, ma non regge. Il voto individuale non solo è condizionato da valutazioni strategiche di schieramento, ma permette effettivamente una scelta di schieramento, come dimostrato proprio dall’importante ricerca sul coordinamento strategico del voto . La differenza con il voto di lista è un’altra: con il voto individuale in tutte le sue forme sono gli elettori, i candidati e gli eletti, singolarmente o organizzati in comitati, partiti o frazioni, a decidere gli schieramenti, la maggioranza, le alleanze e i programmi, mentre con il voto di lista sono i padroni delle liste stabilite in anticipo a decidere tutto ciò .
Il punto cruciale è l’asimmetria delle due soluzioni semplici: il voto individuale non è mai “esclusivo” , ma ha sempre anche una valenza di schieramento, mentre il voto di lista come tale è un voto incompleto che non comprende alcuna scelta individuale; dovendo però riempire il parlamento con deputati e non con partiti, il sistema è costretto ad aggiungere un secondo processo di voto, salvo a sopprimere il potere degli elettori di scegliere i deputati.

L’ambivalenza e la completezza del voto individuale vale per tutti i sistemi di voto a favore di candidati, maggioritari e di ripartizione con trasferimento dei voti. Il voto strategico di schieramento non è altro che l’espressione della libertà del cittadino (elettore e candidato) di influenzare in concerto con altri l’elezione dei deputati e la composizione dell’assemblea. Schieramento (di fatto), partito (organizzato) e lista (elettorale) sono la stessa cosa: degli strumenti di coordinamento fra candidati e elettori nell’ottica di un certo risultato elettorale, della previsione di certi scenari di maggioranza e di formazione del governo.

La differenza profonda fra voto di lista e voto individuale sta proprio nel fatto che con il primo lo strumento di coordinamento elettorale è predeterminato all’interno delle regole del sistema, quindi obbligatorio e rigido, deciso in gran parte da un soggetto terzo al di fuori del processo elettorale, mentre il voto individuale non crea costrizioni e lascia la gestione del coordinamento alla libera scelta degli elettori e dei candidati.

L’incremento della libertà di scelta tramite il doppio voto di lista con preferenza è un’illusione: l’elettore non ha bisogno del sistema “proporzionale” per esprimere un voto di schieramento e con il voto di lista la sua libertà di scelta può solo diminuire.

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