5. Il falso modello della linea continua

Il modello della linea continua dei sistemi estremi

Per illustrare graficamente le diverse soluzioni di sistema elettorale possibili è stato proposto di rappresentarle su un segmento di retta che chiameremo linea continua .

Supponiamo che un elettorato debba eleggere un organo rappresentativo composto da un numero fisso di componenti. I metodi elettorali si ottengono combinando una delle due formule di trasformazione dei voti in seggi con una determinata scelta di suddivisione in circoscrizioni. Una metà della linea è occupata dalle soluzioni che usano la formula maggioritaria secondo la quale è eletto chi prende un solo voto in più di chiunque altro, mentre sull’altra metà della linea si collocano le soluzioni che usano una formula di ripartizione secondo la quale è eletto chi prende almeno un numero di voti pari a una determinata quota elettorale (essendo la quota definita come il numero totale dei voti diviso il numero dei seggi più uno). Per la variabile della dimensione della circoscrizione, la linea inizia con una sola circoscrizione che comprende tutti i rappresentanti da eleggere, prosegue con una diminuzione progressiva della dimensione fino ad arrivare, al centro, al collegio uninominale per poi aumentare di nuovo e terminare sull’altra estremità con la circoscrizione unica.

La linea continua dei sistemi elettorali utilizza solo le due prime variabili (numero di seggi e formula di trasformazione) delle tre tradizionali, quelle ritenute più importanti; nella sua semplicità astratta illustra perfettamente la contrapposizione fra maggioritario e proporzionale e sembra rappresentarla come un approccio logico e coerente.

Si tratta però di un’illusione. L’illusione è basata su dei presupposti impliciti non neutri. Le premesse del modello limitano la sua valenza a certi metodi di voto molto semplici e estremi, raramente utilizzati nella realtà, in particolare per quanto riguarda i sistemi maggioritari.

La limitazione sorprendente del modello della linea continua, base razionale della contrapposizione fra maggioritario e proporzionale, tiene all’ipotesi implicita che si voti sempre e ovunque con un metodo di lista obbligatoria. Questa condizione è evidente per la ripartizione pro quota, veramente proporzionale solo per merito della lista, ma la limitazione a sorpresa vale pure per il maggioritario, che solo nella sua forma più estrema prevede un voto di lista (come quello in uso in 48 stati per l’elezione dei Grandi Elettori delle presidenziali americane, chiamato in gergo “winner take all”). Il modello della linea continua sottintende implicitamente un’affermazione: se si potesse votare solo con liste , la proporzionalità dei risultati diminuirebbe in modo lineare a seconda della doppia variabile utilizzata. Se si considerano invece tutti i sistemi di voto nella loro reale varietà, tenendo conto soprattutto anche di quelli senza liste e di quelli ottenuti declinando le altre variabili, non è più possibile ordinarli su una linea continua.

Insieme alla linea continua si spezza la contrapposizione tradizionale fra maggioritario e proporzionale.

Dobbiamo quindi riconoscere che tale contrapposizione è una semplificazione astratta, non neutra, che presuppone lo strumento della lista, ipotesi ideale e perfetta per i sistemi di ripartizione, estrema e assurda per il maggioritario. La linea continua non è il modello dei sistemi elettorali, ma una rappresentazione astratta della proporzionalità dei sistemi di lista.

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