3. La riscoperta del voto personale

Dalla personalizzazione della politica alla ricerca sul voto personale

Da alcuni anni la ricerca sui sistemi elettorali ha riscoperto l’interesse per l’aspetto personale del voto inteso come ruolo e rilevanza del singolo candidato rispetto al partito . Per molto tempo la componente personale del voto era, infatti, rimasta pressoché ignorata dietro l’interesse per le conseguenze politiche dei modelli elettorali sul sistema dei partiti e sulla formazione del governo.
Le prime riflessioni sono state di tipo sociologico o comportamentale. L’importanza crescente dei mezzi di comunicazione nella propaganda politica, nel dibattito pubblico, nella formazione dell’opinione e quindi nella determinazione delle scelte elettorali, la relativizzazione delle ideologie dei tempi delle guerra fredda e senz’altro anche la perdita di credibilità dell’offerta politica veicolata dai partiti tradizionali hanno fatto riemergere in numerosi paesi l’importanza del fattore personale, della capacità e della credibilità degli individui, del valore effettivo o strumentale del carisma e dell’immagine dei candidati rispetto alle idee e ai programmi promossi dai partiti. Per non perdere ulteriori consensi i partiti in difficoltà hanno dovuto tener conto dell’evoluzione della “domanda” e cercare di adeguarvi l’”offerta”, cioè le modalità di selezione e di presentazione dei candidati da proporre all’elettorato.

Un secondo elemento della ritrovata personalizzazione della politica e dei processi elettorali è l’esigenza risentita in numerosi paesi di rinforzare il ruolo dell’organo esecutivo tramite l’incremento dei suoi poteri, l’elezione diretta del capo dello stato o di governo, l’indicazione più o meno esplicita del primo ministro attraverso le elezioni parlamentari . La prerogativa indispensabile d’iniziativa e di guida che caratterizza l’esecutivo si ritrova, nel processo elettorale, per analogia o per fusione dei ruoli nel leader di partito, e più in generale nel capolista come garante di coesione fra correnti, di disciplina fra deputati e di rispetto di un programma comune.

Una terza tendenza all’interno dell’evoluzione generale verso una maggiore attenzione al elemento personale del voto – l’unica che nel contesto ci interessi – riguarda le caratteristiche intrinseche dei sistemi elettorali: stimolati dalla strategia dei partiti di riposizionarsi per sfruttare meglio la componente personale del voto, numerosi ricercatori , spesso convinti sostenitori della superiorità dei sistemi “proporzionali”, hanno ricominciato a studiare i sistemi elettorali sotto il profilo dell’ampiezza della scelta dei singoli rappresentanti da parte degli elettori, sia nella selezione preelettorale delle candidature anche attraverso primarie, sia nel processo elettorale stesso .

Gli studiosi quindi, invece di valutare i sistemi solo dal punto di vista della strategia dei partiti e della proporzionalità dei risultati, cominciano a considerare anche il ruolo del singolo candidato nella raccolta e nella massimizzazione dei consensi e nella decisione dell’elettore: oltre al interparty vote si considera anche l’importanza dell’intraparty vote ; oltre alla party representation si torna a dar peso anche alla personal representation ; è nata una ricerca specifica sul preferential voting , temine che non si riferisce a determinati sistemi, ma alla natura o all’ampiezza della libertà di scelta individuale concessa agli elettori da qualsiasi sistema.

Tentare di raggiungere il doppio obiettivo di rappresentare nell’assemblea legislativa le principali forze politiche e di farvi eleggere dei rappresentanti capaci e affidabili è una sfida che nessun modello elettorale può ignorare. L’interesse rinato per l’elemento personale ha fornito alla ricerca l’occasione di definire nuovi criteri di analisi e di classificazione, di comparare tutti i sistemi immaginabili da questa nuova angolatura e di verificare se l’evoluzione storica recente tende verso una maggiore personalizzazione dei modelli elettorali in vigore nei vari paesi .

Fra i tentativi più significativi, più ambiziosi e più recenti di studiare l’elemento personale del voto, di definire criteri di analisi ed di misura e di proporre nuove classificazioni e graduatorie dei sistemi in base a questi criteri, figurano le ricerche di Colomer (2011), Carey e Shugart (1995), Farrell e McAllister (2004), Renwick e Pilet (2011), Karvonen (2004) e Toplak (2012).

Le sei ricerche riportate distinguono due compiti che qualsiasi processo elettorale dovrebbe permettere di svolgere, quello di votare per dei partiti, garantendo loro un’equa rappresentazione in parlamento, e quello di eleggere comunque dei candidati, perché fino a ordine contrario il parlamento non è composto da partiti, ma da deputati, preferibilmente capaci e quindi da selezionare tramite una gara elettorale piuttosto che tramite una designazione autocratica dei partiti. 

Questo postulato, spesso sottinteso, è espresso con parole chiare da Colomer: “An efficient electoral system for a representative democratic government must include appropriate rules for both party representation and personal representation”. L’accettazione di tale assioma conduce a trattare, nell’analisi dei sistemi elettorali, il voto per un partito e il voto per un candidato in apparenza alla pari, perché entrambi incompleti, ma in realtà a subordinare l’elemento personale e facoltativo , la scelta del candidato, all’elemento collettivo, necessario e prevalente, la scelta di schieramento .

Per tutti gli autori menzionati in questo capitolo il voto personale o preferenziale non è una scelta elettorale autonoma e completa, ma solo una precisazione del voto che veramente conta, quello di partito . Il parallelismo metodologico fra scelta collettiva di schieramento e scelta personale del candidato crea una facciata di apparente neutralità e scientificità; dietro quest’apparenza si nasconde una tensione , un conflitto che in casi estremi si manifesta come vera e propria incompatibilità fra i due elementi che, in ultima analisi, non possono coesistere come principi di pari valore, ma di cui uno deve per forza cedere il passo all’altro.

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