3.1 Colomer: party representation e personal representation

 

Nel 2011 Josep Colomer ha curato la pubblicazione di un volume collettivo con un sottotitolo che suona come il mea culpa di un’intera professione: “Personal Representation: The Neglected Dimension of Electoral Systems”, in cui otto specialisti analizzano alcuni dei principali sistemi elettorali sotto il profilo dell’elemento personale.

Nell’introduzione l’editore della raccolta riassume l’evoluzione storica dei sistemi elettorali. La storia che interessa Colomer comincia all’inizio dell’ottocento in un contesto plurinominale e individuale con l’affermazione del voto strategico di partito. I decenni centrali del secolo sono caratterizzati da un movimento dialettico a pendolo con diversi tentativi di ridimensionare l’effetto maggioritario totalizzante attraverso meccanismi quali il collegio uninominale, il voto limitato o cumulativo e la ripartizione pro quota. Con l’affermazione graduale del suffragio universale nell’ultimo quarto di secolo la storia evolve verso la preponderanza dell’elemento partitico attraverso varie forme di rappresentanza collettiva con l’invenzione del voto di liste sempre più rigide che si affermano solidamente dopo la prima guerra mondiale. L’evoluzione più recente è segnata da una rivalutazione del elemento personale attraverso le primarie, il voto di preferenza, il collegio di piccola dimensione che permette un contatto stretto fra candidati e elettori, una quota di deputati eletta direttamente in collegi uninominali a fianco dei loro colleghi eletti o nominati su liste, e il voto ordinale trasferibile.
Per sintetizzare le varie combinazioni e gradi di voto personale possibili, Colomer propone una classificazione matriciale basata su due variabili principali, la party representation e la personal representation. L’autore distingue tre gradi di party representation creati tramite diverse formule di trasformazione: i metodi maggioritari, le formule miste e quelle proporzionali, e tre gradi di personal representation determinati dalla “ballot form” che può essere aperta, semi-aperta o chiusa.

Al di là della perfetta simmetria delle due tricotomie manca però una definizione delle variabili proposte. Supponendo che il significato di formule proporzionali e maggioritarie sia evidente, il concetto di formula mista è ambiguo, fonte o prova di confusione e contestabile; Colomer probabilmente intende i sistemi compositi con un’assegnazione differenziata dei seggi, in base a formule diverse ma non miste. Similarmente non è evidente in base a quale criterio preciso si possano classificare tutti i sistemi elettorali fra metodi di voto aperti, semi-aperti o chiusi; di facile applicazione per i sistemi proporzionali di lista, la divisione in tre funziona meno bene per i sistemi misti e sembra una forzatura se applicata ai sistemi maggioritari uninominali, con il voto alternativo catalogato come più aperto del doppio turno e delle primarie.

La caratteristica principale della struttura del voto non è più come da Rae l’alternativa fra voto ordinale e voto categorico, ma il grado di apertura del voto alla componente personale; e il grado di personalizzazione è determinato dal numero di voti che il sistema concede all’elettore: voto di lista e preferenza personale, una sola preferenza o preferenza multipla, con eventualmente la possibilità di distribuire i voti fra più liste.

Secondo Colomer il sistema meno rappresentativo sia dal punto di vista dei partiti che da quello dei candidati è il first-past-the-post, mentre all’altro estremo la soluzione più perfetta come rappresentanza di partito e rappresentanza personale troviamo il sistema proporzionale di lista libera con voto plurale (pari al numero dei seggi) a favore di singoli candidati, con possibilità di cumulo di voto su pochi candidati e di panachage fra candidati di liste diverse. Questo sistema perfetto è in vigore in due varianti leggermente diverse in Lussemburgo e in Svizzera.

Non si capisce tuttavia dove l’autore intende collocare il metodo irlandese del single transferable vote (con la Svizzera, con la Baviera o con l’Australia?) e il modello proporzionale di lista di lista libera con un solo voto utilizzato in Finlandia (con la Svizzera o con il Brasile e con l’Olanda?). Le difficoltà di classificare proprio i due sistemi puri e coerenti, fra i più personalizzati immaginabili, è un indizio sicuro di inadeguatezza dell’analisi proposta.

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